Spesso la vita fornisce analogie che possono esserci utili in alcune attività specifiche della nostra vita. Lo scorso mese ho fatto delle escursioni sulle Alpi Marittime (le “mie” montagne) e vorrei condividere con voi alcune considerazioni.
Nel fare una presentazione penso che occorra rimanere se stessi, senza strafare.Non dobbiamo improvvisarci dei grandi oratori solo perché siamo davanti ad una platea, soprattutto se non siamo soliti parlare in pubblico. Meglio pensare la nostra performance come ad un colloquio a due con un nostro amico, rimanendo il più possibile se stessi.Ognuno di noi ha caratteristiche comunicative diverse, certamente possiamo prendere a modello dei grandi presentatori ma alla fine dobbiamo trovare un’impronta che ci rispecchi. Ognuno ha il suo stile. Proprio. Personale. E con questo dobbiamo proporci al nostro pubblico. Sempre ricordandoci che siamo in viaggio, che non si smette mai di imparare nuove tecniche e che la nostra consapevolezza sui processi aumenta proporzionalmente alle nostre “ore di volo” che accumuliamo. Nel suo libro “Fuoriclasse”, Malcom Gladwell afferma che acquisire 10.000 ore di pratica in qualunque settore ci porta all’eccellenza. Io penso che ne bastino anche molte meno per arrivare ad avere risultati apprezzabili, specialmente in Italia dove poche persone dedicano energie per migliorare l’efficacia delle proprie presentazioni.
Ma come può esserci d’aiuto una camminata in montagna per preparare una presentazione di alto livello? Molte sono le cose in comune …

Per prima cosa dobbiamo decidere dove vogliamo andare, quale strada seguire, prevedere quante ore saranno necessarie e quindi, sostanzialmente, definire cosa vogliamo ottenere. Sempre banale ma spesso non ci è completamente chiaro.Anche nel preparare una presentazione o un discorso dobbiamo, per prima cosa, stabilire il messaggio chiave, il concetto che vogliamo assolutamente trasmettere. In base al tempo che avremo a nostra disposizione pianificheremo una strategia, un percorso da seguire soffermandosi sugli aspetti più importanti come in montagna sostiamo di fronte ad una piccola cascata o davanti a della neve non ancora sciolta ad Agosto.

In montagna dobbiamo avere sempre dietro tutto l’occorrente che può servire durante l’escursione: mappe, bussola, torcia, borraccia, indumenti pesanti ed antipioggia da utilizzare nel caso le condizioni meteo dovessero peggiorare all’improvviso o fossimo colti da nebbia od oscurità.
Anche nelle presentazioni dobbiamo essere sicuri di avere tutti gli strumenti a disposizione e di saperli usare perfettamente. Anzi, mentre in montagna dobbiamo comunque raggiungere un compromesso per non avere uno zaino troppo pesante da portare, nella preparazione di una presentazione penso sia meglio che la nostra attrezzatura sia ridondante per far fronte ad imprevisti senza inficiare la nostra performance.

E’ la caratteristica chiave dell’andare in montagna. Ognuno ha il suo ritmo, che può variare in base alla propria preparazione, all’età, all’esperienza ma, la cosa più importante, è avanzare con costanza, senza fermarsi se non per osservare la natura che ci circonda. Essere se stessi, senza strafare è anche uno dei punti chiave di una presentazione eccellente.Quante volte vediamo persone che iniziano un’escursione camminando velocemente, quasi volessero dimostrare qualcosa a se stessi e agli altri, per poi ritrovarsi senza fiato a metà percorso. Nelle presentazioni questa mancanza di congruenza viene subito percepita come un’insicurezza e porta a perdere velocemente la fiducia della nostra audience.

Camminare in montagna vuol dire anche assaporare le bellezze che ci circondano.Una vetta rocciosa, un laghetto alpino, un capriolo che sbuca da una curva del sentiero, il fischio della marmotta o un bellissimo fiore alpino. Ma vuol dire anche consapevolezza di noi stessi, della nostra respirazione, delle sensazioni che il nostro corpo ci trasmette dopo qualche ora di cammino. L’analogia on le presentazioni è evidente. Durante la nostra presentazione dobbiamo avere sempre tutti i sensi aperti e rivolti a quello che succede in aula. Mantenere il rapport con i partecipanti, accorgersi se qualche partecipante ha delle necessità, concentrarsi sull’utilizzo degli strumenti, sul fare le pause al momento giusto, sul cambiare il tono della voce per sottolineare parti importanti del nostro discorso, sono solo alcuni esempi delle abilità che ci vengono richieste.

Avere grande attenzione per quello che ci circonda ci porta a prevenire, in montagna, i piccoli o grandi pericoli che possiamo incontrare. Una pietra poco stabile ci potrebbe far scivolare o l’abbassamento repentino della pressione potrebbe presagire l’arrivo di un temporale.Per similitudine, la nostra presenza nel qui ed ora ci può aiutare a prevenire obiezioni dei partecipanti, facendo quello che viene chiamato “vaccino preventivo” o cambiare in corsa il nostro programma se ci accorgiamo che non stiamo ottenendo i risultati che ci eravamo prefissati.

Siamo arrivati alla meta della nostra escursione o alla fine delle nostra presentazione. Che soddisfazione. E’ il momento di godersi queste sensazioni dopo aver faticato tanto. Lasciamo che le nostre emozioni ci avvolgano; se abbiamo fatto un buon lavoro saranno quasi tutte positive. In caso contrario abbiamo ancora qualcosa da imparare, ma non pensiamoci ora. Non è ancora il momento di pensare alla strada del ritorno. Continuiamo ad assaporare il momento accettiamo le emozioni così come vengono.

E’ il momento di rientrare a casa. Spesso quando ripercorriamo al ritorno il nostro sentiero siamo meno “presenti” rispetto all’andata perché siamo più stanchi e facilmente rivolgiamo l’attenzione al nostro interno e la mente prende il sopravvento con i suoi pensieri. E’ il momento della riflessione. Se la giornata è andata bene possiamo pensare ai modi per migliorarci ancora di più, cercando nuove soluzioni. Se le cose sono andate meno bene, la riflessione dovrà essere più profonda e bisognerà cercare di rivedere drasticamente alcuni elementi. Non possiamo pensare di ottenere risultati differenti facendo sempre le stesse cose e quindi, dopo aver analizzato quello che crediamo abbia funzionato meno bene, possiamo dedicarci a trovare strade differenti. Ricordandoci sempre che diventare dei bravi presentatori è un’escursione (viaggio) che dura tutta la vita e che non c’è mai fallimento ma solo feedback.
Gianluca Testa, Garage Presentation
Foto realizzate il 17 Agosto 2011 con iPhone 4,
Rocca dell’Abisso, Limone Piemonte (CN)